L’uso del quadrato, simbolo dell’universo creato, terreno, materiale, antitesi del trascendente, ha la possibilità di essere combinato con tutti e quattro i lati.
Il mio quadrato vuole essere umile, terreno, artigianale, costruito dalla mano dell’uomo, suscettibile a micro-differenze. Così pure la scelta del legno, materiale “povero”, di per sé vivo, pulsante, caldo, deformabile.
Non vuole esserci nessuna aspirazione alla perfezione fredda e oggettiva della forma, pur nella scelta di lasciar guidare l’imperfezione da dei criteri razionali che cercano di inquadrare il caos entro recinti geometrici. Questo dualismo investe anche le scelte cromatiche dell’opera, attraverso l’incontro tra il “vuoto” pittorico del bianco e il “pieno” pittorico del nero.
“Vuoto” che non è il nulla, quindi esso stesso denso di significato, che diventa pausa, intervallo nei piccoli elementi modulari, una sorta di antimateria che si contrappone alla consistenza del nero, la materia.